LA NIPOTE DI UN’OSPITE DI VILLA I BOSSI: “HA VISSUTO NELL’AMORE”


LA NIPOTE DI UN’OSPITE DI VILLA I BOSSI: “HA VISSUTO NELL’AMORE”

Abbiamo ricevuto una toccante lettera dalla nipote di un’ospite di una nostra Casa Famiglia, venuta a mancare il 9 novembre, e crediamo sia giusto condividerla.
“Sono la nipote di una vostra ospite della Casa Famiglia “Villa I Bossi” in località Gragnone (Arezzo). Ho inserito mia zia nella struttura ad aprile del 2015, quando affetta da un grave mieloma osseo e reduce da un importante intervento chirurgico, aveva bisogno di cure ed assistenza.
Sapevo che lì sarebbe rimasta fino alla fine.
Per lei, invece, era un inserimento temporaneo, perché desiderava tornare alla sua casa ed alla sua autonomia. Ed io glielo lasciavo credere, consapevole che per vivere, anche a quasi 90 anni, abbiamo sempre bisogno di sogni.
La Responsabile della casa famiglia Rosaria e tutto il personale, hanno condiviso fin da subito queste esigenze e ci hanno aiutato a soddisfarle in ogni modo.
Così l’idea del definitivo è arrivata gradualmente, senza bisogno di deciderlo.
La zia ha abitato quella casa affidandosi alle mani delicate che l’aiutavano, alla poltrona comoda della sua bella camera, all’aria buona della campagna, ai fiori del giardino.
Ha goduto dell’amore intenso di Anna, che l’ha accudita con la devozione di una figlia. Ha sorriso e si è lasciata travolgere dalla forza vitale di Caterina, che l’ha coccolata come una nipote.
Ha vissuto i sorrisi e la dolcezza delicata di Ilaria, che ha avuto tanta cura di lei. Si è presa le attenzioni amorose di Ramona ed Erica, che l’hanno rispettata e assistita.
E Rosaria che ci ha fatto sempre sentire il suo sostegno, oltre l’orario di lavoro, oltre i doveri contrattuali, con professionalità, competenza, affetto.
Tutti le hanno voluto bene.
Potrei raccontare i dettagli. Dalle foto dei suoi affetti messe in camera sua, alla gita nel bosco della sua infanzia a cercare castagne. Dalle visite mediche, all’apparecchio acustico.
E’ la storia di un legame che è cresciuto tra gli olivi ed i pini, in un luogo magico ai piedi del Monte Lignano. E’ la storia di una famiglia che si è spontaneamente formata, perché quando persone belle si incontrano non può essere diversamente.
La zia ha vissuto in questo amore per circa 900 giorni.
La sua malattia procedeva inesorabile. Come la sua malinconia. Sono sopraggiunte tanti altri problemi di salute.
Poi, a maggio scorso, ha perso il suo unico figlio, inaspettatamente, durante un intervento chirurgico. Il dolore è stato devastante. Diceva che non aveva più motivi per vivere.
Pochi giorni dopo si è sentita male: la diagnosi fu di leucemia acuta ed un’aspettativa di vita di poche settimane. Ed invece è andata avanti più di 5 mesi. Alla fine i medici non sapevano spiegarsi come poteva essere ancora viva.
Io penso che fosse una donna straordinariamente forte. Una tenacia ed una dignità incredibili. Ma penso che tutto l’amore che ha ricevuto a Villa i Bossi, le abbia allungato la vita e reso più dolce la morte.
Gli operatori e la Responsabile sono stati straordinari. Anche quando era molto faticoso assisterla, per la loro schiena e per la loro anima. Mai hanno proposto che fosse trasferita altrove, pur avendone diritto. Hanno condiviso con me che quello era il suo posto.
Anche quando, dopo che gli operatori aveva trascorso notti insonni a sentirla urlare di dolore e giorni pesanti, io ho espresso il mio dispiacere per il loro disagio, mi è stato risposto con le lacrime agli occhi : “Non preoccuparti. Io voglio che l’Esterina resti con noi fino alla fine”.
E così è stato.
La mia cara zia se ne è andata la sera del 9 novembre all’ematologia dell’Ospedale San Donato di Arezzo. Fino a due giorni prima era a Villa i Bossi.
Per me è come se fosse spirata lì. A casa.
La famiglia di Villa i Bossi è stata con noi in ogni modo. E’ con me ancora oggi, condividendo il peso del vuoto.
Negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere da vicino diverse strutture come questa. Considero Villa i Bossi un’eccellenza, un patrimonio di competenza e umanità che dovrebbe essere utilizzato come modello di riferimento.
Io vi ringrazio, ringrazio tutti, anche quelli di cui non ho fatto il nome perché li ho conosciuti meno. Vi ringrazio tutti, per aver costruito un luogo così bello e caldo da rendere più lieve il dolore.
Un luogo che non è un parcheggio pre-morte, ma un prolungamento della vita.
Anche Esterina, ovunque sia, vi ringrazia. Vi ha voluto tanto bene…
Ora abita nel vostro cuore e voi nel suo.
Con tutto il mio affetto e la mia stima.

LETTERA FIRMATA